Per chi lavora la tata?

Sabato mattina, ferma al semaforo, la mia auto segna 27 gradi: un buon motivo per tenere i finestrini aperti. L’attesa dura giusto il tempo di farmi arrivare all’orecchio un’unica frase, forte e chiara: “Poi, a mia moglie, ci vuole la tata!”. Mentre, sulla destra, sfilano due biciclette con a bordo altrettanti signori sui 60, nella mia testa, appaiono due domande polemiche:

Chissà dove vive questo signore, che si preoccupa dell’assunzione di una tata per la casa della moglie?

O, più probabilmente, dopo essersi goduto il sole con l’amico sta  tornando in quella stessa casa lustra e, vista l’ora, con la tavola apparecchiata e i piatti fumanti?

Il tono del signore fa propendere per la seconda opzione. Niente di cui stupirsi, visto che le donne Italiane (come, su base dati Istat, indica il rapporto “Le equilibriste” redatto da Save the children, 8 marzo 2016) dedicano al lavoro domestico e di cura non pagato circa 5 ore e 9 minuti al giorno, a fronte di un impegno degli uomini pari a 2 ore e 22 minuti. Inoltre, anche la suddivisione del lavoro non è neutra. “Le donne infatti si concentrano principalmente su attività eminentemente domestiche (come stirare e cucinare), mentre gli uomini dedicano la maggior parte del tempo ad attività come riparazioni e cura degli animali domestici”.

Insomma, l’assunzione della tata (sempre donna!) suona quasi come un eventuale regalo alla moglie. D’altra parte, ad oggi, la tata è lei e non costa niente!

 

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *