“If Hillary were a man…”: le donne, in Occidente, e la loro possibilità di scegliere (fra Renzi e Trump)

Sposa o concubina? Molti anni fa, in un mondo ancora poco progredito, queste erano le due possibili scelte alla base dell’identità di una donna. Come dire, macchina per fare figli e procuratrice di cure per la famiglia o oggetto sessuale accuratamente agghindato? Poi sono arrivate tante donne coraggiose che hanno rifiutato lo schema, hanno sfilato, gridato e combattuto. Hanno cambiato tutto. Eppure, aprendo il giornale di oggi, si direbbe che il modo di pensare le donne sia rimasto lo stesso. L’aggravante sta nel fatto che quella raffigurazione proviene direttamente da chi ci governa o è candidato a farlo.

Il primo riferimento è a Tommaso Nannicini, sottosegretario di Palazzo Chigi, che spiega ai cronisti un piano del governo volto a dare la possibilità di prepensionamento con decurtazione della pensione a chi voglia farlo. “Ci sono tre categorie – dice Nannicini – La prima è quella delle persone che hanno una preferenza ad andare in pensione prima, ad esempio la nonna dipendente pubblica che vuole accudire i nipotini”. L’apparente tripudio di stereotipi non deve ingannare. E’ vero che il primo pensiero non va molto al di là del consolidamento del preconcetto: donna, dipendente pubblica e ormai anziana. Cosa avrà mai dato e cosa potrà mai dare questa sul lavoro? Eppure le parole del sottosegretario dicono verità incontrovertibili. L’esercito di aspiranti pensionati, rimasti intrappolati tra le maglie della legge Fornero, è ben nutrito e molti di loro, probabilmente, contratterebbero (e contratteranno) volentieri un’uscita anticipata dal lavoro, in cambio di parte del denaro che gli spetta in virtù di un lontano patto fatto con lo Stato: contributi oggi per pensione domani. E’ molto probabile che la maggior parte di questi lavoratori siano donne. E lo è perché, non solo dopo il prepensionamento, ma anche prima, erano i principali caregivers per le loro famiglie. Sono quindi più stanche, ma anche più abituate e più educate a fare certi lavori. Risultato? L’Italia, che doveva cambiare verso, continua a fare politiche che chiedono alle donne di sostenere il welfare del Paese, prendendosi cura di bambini, anziani e portatori di handicap. Per la generosa offerta, le anziane signore saranno ricambiate aumentando ulteriormente il divario di retribuzione con i loro colleghi e mariti. Insomma, dicendo “nonne” e non “nonni”, i nostri governanti non ci hanno lasciato neppure il piacere di scoprire da soli, che stanno di nuovo chiedendo alle donne di fare più sacrifici degli altri.

Arriviamo all’aspirante capo di stato.  L’immagine che Trump ci offre di sé è qualcosa a cui, noi italiani, siamo abituati: un anziano signore molto ricco e potente, che sproloquia mentre, alle sue spalle, giovani e attillatissime Barbie tacciono, in posa. Anche le battute sessiste non ci sorprendono. La frase ci appare anche un po’ vuota: “Se Hillary Clinton fosse un uomo non avrebbe il 5% dei voti”. Sventura di Trump è che, questa volta, alle sue spalle c’è anche una donna vera. Marie Pat Christie, che pure sposata al tycon aspirante numero due di Trump, tradisce nello sguardo un evidente imbarazzo. Una moglie è capitata tra le ragazze immagine, una che si è permessa di invecchiare e, almeno per una volta, anche di dissentire silenziosamente.

Allora ragazze, che fare? Bisturi e minigonna o spazzolone e detersivo? Il più vecchio e saggio consiglio è quello delle mamme di un tempo: “Sposati uno ricco”. Già, lo aveva detto anche l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

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