La segretaria del direttore

La prima volta che le ho chiesto di mettere alla firma del direttore il modulo per congedo, mi ha decisamente spiazzata. “Non ti devi preoccupare, le giovani mamme hanno diritto a stare a casa ogni volta che ce n’è bisogno. Pensa io non ho lavorato fino a 38 anni per stare con i miei figli”.

Ho creduto che avesse preso per un tentativo di giustificazione, il fatto che fossi arrivata spiegando la situazione, anche se il mio voleva essere solo un modo di aumentare la confidenza tra colleghe che si frequentano poco.  Poi ha continuato: “Se ha qualcosa da ridire, lo mettiamo a posto noi!”. Io veramente non avevo messo proprio in conto che il direttore potesse avere qualcosa da ridire per un giorno (forse due) di congedo, ma lei ha rincarato la dose  e, mentre ancora mi sforzavo di figurarmi la segretaria che rimbrotta il direttore, ha sibilato: “Sai, lui ha molti figli e nipoti, ma se li è potuti permettere perché la moglie è baby pensionata!”. Allora forse ce l’ha con il capo?

Qualche tempo dopo mi ripresento, chiedendo di far firmare una semplice dichiarazione sul fatto che io lavoro lì, proprio in quella sede, in quella via, a quel numero civico: praticamente un’evidenza. Mi serve per l’iscrizione di mia figlia alla scuola materna e so che alcune colleghe in passato, con altri dirigenti, hanno già utilizzato la stessa formula. Credevo fosse cosa semplice, ma si rivela un grande esercizio di pazienza, dote che possiedo in abbondanza, ma che questa volta giustamente latita. Al “Non so se si arrabbierà”, protesto sonoramente, poi cerco di ricomporre la situazione, ma ne ottengo una dose di veleno decisamente stridente con la figura rotonda, attempata e sorridente che offre a chi la incrocia nel corridoio. “Non ti preoccupare, anch’io ero come te. Ero sempre in ritardo e divisa tra il lavoro e figli piccoli. Poi, al Comune dove lavoravo, l’ho detto: se non siete contenti, non dovevate farmi il contratto!”.

Quindi non ce l’aveva con il capo, è proprio allergica alla madri che lavorano!

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