Vent’anni di amicizia e le donne in cucina (anche l’8 marzo)

Provo una specie di vertigine nel ricordare la quattordicenne che ero. Contenuta e euforica avrei festeggiato il mio primo capodanno in completa autonomia. Per l’occasione, i genitori di un amico ci avevano concesso il seminterrato del loro terratetto. Ricordo il brulicare e gli schiamazzi dei preparativi: decine di buste di patatine e pop corn, lo stereo portatile attorno a cui cantavamo “Funky gaaallooo” a squarciagola, ripetendo un balletto che solo chi ha superato i trenta può ricordare (per fortuna non c’erano Youtube e telefonini!). Ricordo le luci psichedeliche montate in garage e lo spumante della marca più economica e scadente che si potesse trovare in un supermercato.

L’anno in arrivo era il 1996 e si dà il caso che siano passati vent’anni. Vent’anni che qualcuno, incurante di tutto quello che è successo in mezzo, tra matrimoni, divorzi, aspettative tradite, successi, figli e capelli bianchi, ha deciso di festeggiare.

Questa volta, per accogliere tutti è stato necessario affittare un locale, visto che molti degli allora ragazzini, nel frattempo, hanno messo su famiglia. Affitto del locale, prenotazione del menù, animazione per i bambini, alla fine rimane fuori il dessert. Per questo, esce un accorato e disertato appello a portare dolci fatti in casa. Poi, qualche disperato richiamo, ecco l’ultimo:

"Per quanto riguarda il dolce hanno dato la disponibilità al momento:
 Maria - mascarpone e biscottini al cioccolato
 Francesca - ci provava (ma non si sa... potresti confermare)
 Gaia, Elena, Chiara, Marta e tutte le altre donne ce la fate a fare qualcosa??? fateci sapere, grazie".

Caro Riccardo, estendendo l’invito anche agli uomini avresti probabilità doppia di ottenere disponibilità. Ad ogni modo, è quanto di più significativo abbia letto su facebook in questo 8 marzo.

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