Una telefonata mi ha spiegato perché i fatti di Colonia non possono essere letti in termini di “noi e loro”

I fatti di Colonia, devo ammettere, mi hanno lasciata spiazzata. Il racconto fatto da giornali e tv aveva qualcosa che non quadrava. Come “azione di guerra”, definizione usata dalla stampa -almeno da quella nostrana- sarebbe stata grave più di una bomba al centro della città, ma mi è parso di percepire che la reazione delle Autorità non sia stata proporzionata a questa interpretazione. Allora forse si è voluto esagerare?

Più leggevo e meno mi pareva di capire. La Zanardo, se la stava prendendo con chi aveva il mio stato d’animo? Come andavano interpretate le dichiarazioni della polizia di Colonia? Intanto, la lettura dei fatti più intelligente mi sembrava quella di Giulia Blasi “La Colonia in sé e la Colonia in te”. E a confermare la mia impressione, è stata la telefonata di un italianissimo e per niente islamico consulente aziendale, ricevuta ieri in ufficio.

IO: “D’accordo, allora, in giornata, le faccio sapere se i documenti relativi ai leasing sono necessari”

LUI: “Va bene. Comunque, lei è stata assente all’inizio di gennaio o sbaglio?”

IO: “??? In effetti sì, non sono stata bene”

LUI: “Credevo avesse troppo festeggiato”

IO: “No, purtroppo no” (Col tono di chi intende tagliare corto)

LUI: “Immaginavo avesse esagerato a Capodanno”

IO: “Purtroppo no”

LUI: “Non era a Colonia?!!”

IO: “Pur… per fortuna no!”

LUI. “AHHAHAHAHAHAAAAHH!!!”

IO: “Arrivederci!”

LUI: “Arrivederci!”

click.

Devo aggiungere altro?

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Maschio e femmina li creò

DSC_0999Sono relativamente giovani, papà e mamme con cui è piacevole rimanere in conversazione. Gente che lavora, che forse alle spalle ha laurea, master e specializzazioni. Eppure, anche questi genitori (e chi vi incappa) sono vittime dei più insidiosi e, apparentemente superati, cliché.

Li vedi attenti a seguire i passi incerti dei figlioletti intorno allo scivolo. Bimbi ancora rotondi, barcollanti e assolutamente non parlanti. Bimbi innocenti, spontanei, del tutto sprovveduti e maldestri, come si conviene a chi non abbia raggiunto neppure un anno di età. Insomma, creature adorabili.

Creature adorabili con genitori pronti a riconoscerli come maschi prepotenti da giustificare. Sì, proprio quando meno te lo aspetti, la mamma alta e bruna è pronta a rivolgersi a tua figlia dicendo: “Devi scusarlo, è un maschietto, è un po’ irruento”.  Quel tondarello in estasi da parco giochi sembra molto tranquillo, al più non ha ancora fatto bene i conti con l’equilibrio e deve imparare a gestire lo spazio intorno a sé, ma se già adesso gli diciamo che ci aspettiamo da lui un comportamento irruento, che per lui è naturale perchè è maschio, non ci sarà da stupirsi se fra tre, dieci o vent’anni si sentirà in dovere di assumere altri atteggiamenti, mentre le gentili rappresentanti dell’altro sesso, lo scuseranno con innata pazienza.

Non mancano comportamenti agli estremi opposti, ma ugualmente ansiosi di tramandare vecchi ruoli. Ecco allora che, ancor prima che ci sia stata una qualunque interazione, la mamma si lancia in un “Quella è una bimba: le fanciulle si trattano con i guantini, con i guantini!”. Ci sarebbe da rispondere: “Gli altri maschietti, invece, si possono prendere a schiaffi?”, ma si lascia correre perché siamo di fretta, perchè saremmo fraintesi o offensivi, si lascia correre chiedendosi quanto tempo dovrà ancora correre per nascere liberi di scoprire chi siamo.

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