Cose da uomini

Sabato mattina. Sotto l’attacco dei terribili virus dell’asilo, arranco, spingendo il passeggino, fino al Dadaumpa, un bel negozio di abbigliamento per bambini. Guardo sconfortata lo scalino, troppo alto, all’ingresso, ma riesco ad entrare e anche a sorridere.

“Buongiorno! Ha dei calzini antiscivolo?”

“Numero?”

“22”

La negoziante si allontana. Poco dopo, torna stendendo sul banco quattro diverse paia di calzini e invitandomi a scegliere. Le alternative sono: rosa, rosa pallido, rosa con disegno di bambina dalle treccine bionde e rosa con pecore e cuoricini. Non ci faccio troppo caso e ne prendo due.

Chiedo di vedere alcuni cappelli per il sole, ma i modelli proposti dalla signora sembrano poco pratici.

Guardando dritto verso l’obiettivo appeso alla parete, avanzo la scandalosa proposta:

“Avrebbe un cappello con la visiera?”

“No”

Continuo a fissare i cappellini con visiera appesi al muro, giusto per accertarmi di non essermi sbagliata.

“Quelli sono di una misura che non va bene?”

La risposta è di nuovo secca e arriva rapida e semplice, come le risposte di chi sta mostrando un’evidenza.

“Sono da maschio!”

Uscendo, tiro fuori dalla busta il cappellino bianco con scritta blu e lo guardo ancora come se dovesse dirmi qualcosa.

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Expo: roba da donne

Nutrimento e sostenibilità sono cose da donne. Per ribadire il concetto, ad Expo Milano 2015, si è costituita la rete WE-Women for Expo. Obiettivo: sviluppare una riflessione “sulla centralità del ruolo delle donne nella produzione alimentare, nella nutrizione, nel consumo responsabile e nell’educazione delle generazioni future”.

Volti noti di tutto il mondo, da Emma Bonino, presidente e promotrice del progetto, al premio Nobel Aung San Suu Kyi, invitano le donne ad allearsi per un obiettivo comune: l’accesso al cibo per tutti, la lotta allo spreco e il perseguimento della sicurezza alimentare.

Tra i progetti di We-Women, oltre alla rete We International, ci sono Il romanzo del mondo, alla cui stesura hanno partecipato 104 scrittrici da 100 diversi Paesi, Concorsi per imprenditrici, con il primo premio andato all’architetto Elena Carmagnani per i suoi OrtiAlti e il progetto fotografico Weeattogether.

E allora, buon lavoro!

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Se le nuove ribelli sono madri casalinghe

Giovane, laureata, madre e con una solida famiglia alle spalle. È il nuovo profilo della casalinga made in Italy. Per favore, però, non chiamatela così, perché lei non si sente affatto una casalinga, piuttosto una che, dopo numerosi tentativi di inserirsi in un asfittico mercato del lavoro, ha deciso di prendersi una pausa, per così dire, ritirandosi a vita privata.

Il fenomeno è tutto italiano. Infatti, mentre negli altri paesi europei la crisi ha portato a un generalizzato innalzamento dei livelli di partecipazione al lavoro per le giovani donne con titoli di studio elevati, da noi, è successo il contrario: una vera e propria fuga verso l’inattività.

Il fenomeno sembra suonare come un secco “no” delle giovani donne alla sottooccupazione, al sottoinquadramento, alla precarietà e a paghe troppo basse per i livelli di studi conseguiti. Le loro “sorelle maggiori” avevano reagito alle incertezze in campo lavorativo ritardando, talvolta sine die, la decisione di sposarsi e avere figli, ma loro non ci stanno. Visto che, a livello professionale la vita non decolla, meglio dedicarsi alla vita privata, almeno finché non arriveranno tempi migliori.

Si spiegano così i 20 punti percentuali che ci dividono dalla media UE, in quanto a tassi di attività delle giovani donne laureate nella fascia di età 25-29 anni. Uno stacco che nel 2002 era di circa 8 punti.

La nuova strategia, per chi può permettersela, fila perfettamente ma… funzionerà? Una volta raggiunti i 40 anni riusciranno a trovare il lavoro a cui ambivano dieci – quindici anni prima? Speriamo di sì, altrimenti, ancora una volta avremo rinunciato a molte delle nostre energie migliori.

Per saperne di più: Alacevich e Tonarelli, “Convinte o disperate. Casalinghe italiane in tempo di crisi”

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