“Lei ha un figlio piccolo?”

Pare che, sul lavoro, le donne non chiedano. Non chiedono un aumento di stipendio, non chiedono progressioni di carriera o benefit aziendali. Lavorano e aspettano, spesso senza risultati, che la promozione arrivi da sé, magari mentre i colleghi maschi salgono di grado.

Lei, invece, lo ha fatto. Ha preso un appuntamento con il direttore e ha spiegato che avrebbe potuto dare di più. Avrebbe potuto prendersi delle responsabilità, organizzare il lavoro e anche gestire budget importanti. D’altra parte, alle spalle, ormai aveva diversi anni di esperienza, oltre a due lauree, un master e incarichi degni di nota, e di molto impegno, al di fuori del lavoro.

Non sempre basta chiedere, e lei lo sapeva, ma per quanto fosse improbabile uscirne con un avanzamento di carriera in tasca, aveva lasciato la direzione soddisfatta e più leggera, forse per l’interesse e l’apertura mostrati dal superiore. Questa, almeno, è l’impressione che se ne aveva parlandoci al telefono.

Anche quella domanda di troppo sembrava averla sollevata: “Lei ha un figlio piccolo?”

Un po’ a dirsi che se non avevano ancora pensato a lei per una posizione di responsabilità non era perché ritenevano che non lo meritasse, ma perché credevano di non poter chiedere un maggior impegno a chi di responsabilità ne aveva già tante in famiglia.

Un po’ a dirsi che anche il direttore sa quanto sia faticoso sostenere contemporaneamente l’impegno del lavoro e della famiglia, e non con un generico figlio piccolo, ma con due splendide bambine di 4 e 9 anni.

Ringraziamo allora il direttore per la comprensione e la sensibilità anche se con un dubbio: avrebbe fatto la stessa domanda ad uomo?

No? Forse perché sa che, da queste parti, figli e famiglia sono soprattutto affare da donne e che i servizi e gli aiuti sono rari e costosi.

Sì? Allora, ha poca fiducia nel prossimo e pensa che neppure gli uomini siano abbastanza intelligenti da chiedersi, prima di prendersi la briga di spiegare al direttore in persona che sì, sarebbero proprio pronti a prendersi un maggiore impegno sul lavoro, se questo sia conciliabile con il tempo da dedicare a quel trascurabile dettaglio rappresentato da uno, anzi due figli piccoli.

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