Ancora a proposito di Iris

Forse l’arrivo di Iris qualche riflessione dovrebbe farla nascere, ma non sugli effetti caratteriali del doppio cromosoma X.

Il nome della nuova arrivata, infatti, è stato pescato da una graduatoria di 48 prodi che si sono cimentati, insieme ad altri 1.500 circa, in una gara ad ostacoli chiamata “concorso pubblico”.

Per accedere alla selezione si dovevano avere almeno due anni di esperienza nella PA, con funzioni analoghe. Un vantaggio? Forse. Di sicuro, una toppa tardiva sull’enorme mole di contratti precari firmati, negli ultimi 10 anni, dall’amministrazione che ha indetto il concorso.

Ad ogni modo, la lista dei vincitori è formata da 43 donne e 5 uomini.

Un caso? Direi di no.

Che le donne siano più brave in questo tipo di esami? Che più donne si siano candidate per quel tipo di lavoro? Pare che entrambe le supposizioni siano vere, ma risparmiatemi la missione impossibile di chiedere la distribuzione per genere dei partecipanti al concorso.

Ad ogni modo, il 90% dei presenti in graduatoria è donna.

Se ne deduce che, in linea di massima, chi è tornato sui libri, nel disperato tentativo di dimostrare di essere idoneo a svolgere il lavoro che già svolgeva da anni, è donna.

Questa donna, nella maggior parte dei casi, ha partecipato sperando di continuare a svolgere il proprio lavoro in una categoria al di sotto di quella che occupava prima.

Lo ha fatto sacrificando il sonno, perché quello che si poteva togliere alle 36 ore di lavoro settimanale, ai pasti, all’igiene dei figli piccoli e alle quattro fortuite chiacchiere con il marito o compagno non sarebbe bastato alla preparazione delle tre prove del concorso.

Sarà che quella graduatoria ci dice che più donne sono disposte a fare grandi sacrifici per piccoli risultati?

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Donne che odiano le donne e… un piccolo esperimento

“No! Un’altra donna!”

Certamente non lo sa, ma Iris è stata accolta così dalle sue nuove colleghe di ufficio.

Chiedere il perché di tanto sconforto per l’arrivo di una che, proprio come loro, è una donna significa avere riposte come queste:

“Le donne hanno caratteri più difficili”

“Sono meno lineari”

“Si fa una gran fatica a gestire i rapporti con le donne, sono complicate”

“Sono più cattive e invidiose”

“False”

“Non sai mai quello che pensano veramente”

L’opinione è così diffusa, che ho deciso di fare un esperimento:

richiamare alla memoria uomini e donne che, sul luogo di lavoro, sono riusciti a rendermi la vita impossibile, a rendere spiacevoli le giornate, quelli da cui ho ricevuto torti, scenate e malelingue, quelli che mi hanno fatto le scarpe, e non si trattava di un paio di Ungaro tacco 12!

Bene, siamo in pareggio: 7 a 7

Se volete provarci anche voi, sono curiosa del risultato, ma se lavorate o avete lavorato in ambienti a prevalenza di presenze femminili o maschili dovete dichiararlo!

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Speriamo che sia maschio

“Ieri, sul pianerottolo, ho incontrato la mia vicina di casa, che è biologa. Mi ha detto che abbiamo gli stessi ovuli fin dalla nascita. Praticamente, invecchiano con noi. In più nell’arco di una vita sono esposti a varie sollecitazioni, tipo ecografie, radiografie…”.

“Le ecografie si fanno anche in gravidanza. Non dovrebbero essere così dannose”

“Insomma, nel tempo si usurano, quindi i figli vanno fatti da giovani. Lei dice che i figli di madri anziane sono meno svegli. Secondo te è vero? Comunque lei ha già due figli”

“…”

“Insomma, a volte penso che vorrei un bambino, ma non posso lasciare il lavoro adesso. Sai la Teresa Rossi. Era impegnatissima: lavoro, riunioni di partito, attività, iniziative. Poi è nato il bambino e puff! È sparita. Ha mollato tutto. E tu, ti sei pentita?”

“No, è la cosa più bella che abbia mai fatto!”

“Comunque, io vorrei un maschio. A una certa età le femmine non si sopportano! Sono tutte gni-gnì, gni-gnì”

“Gni-gnì, gni-gnì?!”

“Sì, quelle so tutto io! Le maestrine! E poi lo voglio bello. Se è brutto lo regalo!”

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Il mio nome è Jack

La mia adorata nipote, la maggiore, che ha dieci anni, siede al contrario su una modesta sedia da ufficio, con lo schienale traforato in plastica gialla. Si guarda intorno, un po’ con l’aria serissima e indaffarata di chi ha per le mani una missione difficile e delicata, un po’ con lo sguardo concentrato di chi deve intercettare un compagno di giochi.

“Ziaale! Facciamo che io sono il controllore di volo e tu l’assistente?”

“Va bene! Agli ordini capo!”

A ben guardare, in effetti, di fronte a lei si estende una complicatissima sala dei bottoni. Altro che plastica gialla! Ci sono monitor con mappe indecifrabili, radar, potentissimi computer.

“Bene! Abbiamo perso i contatti con un aereo. Ho bisogno di alcune carte ma… devi scegliere un nome!”

“Ok! io sono…”

“Io sono Jack!”

“Jack!? Jack è un nome da uomo. Non puoi chiamarti Jack!”

“Sì che posso! Sono il capo della stazione di controllo! Facciamo che ero un maschio!”

“Il capo della stazione di controllo non può essere una donna?”

“Dai zia, tu come ti chiami?”

“Io mi chiamo Geltrude!”

“No, Geltrude no!”

“Neanche Jack. Sei una donna!”

Ziaale non demorde. La trattativa è difficile e attraversa momenti critici. L’adulta delle due arriva a minacciare di abbandonare il gioco, piuttosto che rinunciare a un capo donna e, alla fine, ha la meglio.

“Va bene zia! Meglio Sheila o Jane?”

Per questa volta mi accontento di aver vinto la battaglia di genere, all’orgoglio nazionale ci pensiamo un’altra volta.

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Speriamo che sia femmina

“Che bella notizia! E come stai? Hai le nausee?”

“Si parecchie, soprattutto la mattina, ma poi passa”

“E ti senti molto stanca?”

“Sì, nel pomeriggio torno dall’ufficio, mi stendo sul letto e dormo come un sasso!”

“Il nome lo avete deciso?”

“No, aspettiamo di conoscere il sesso”

“Ah! …ma preferireste il maschio o la femmina?”

“Per noi è uguale. Non abbiamo preferenze, ma vorremmo saperlo per poter immaginare meglio come sarà!”

“Ho due amiche che hanno partorito da poco. Tutte e due maschietti e tutte e due speravano nella femminuccia. Dicevano di volere una bambina per potersi sbizzarrire con i vestitini!”.

 

Ogni mattina prima di uscire guardo ammirata il mio fagottino. Mettiamo il cappello blu, quello rosa con il fiocco o quello più chiaro con il coniglietto? E guarda com’è bella la sciarpa colorata! Se domenica usciamo mettiamo il vestitino a strisce bianche e rosse! Intanto la mia vanitosetta, a soli 14 mesi, sorride allo specchio provandosi di tutto: le cuffie per la piscina, il pigiama del papà, i calzini rubati dal cassetto.

Allora ripenso a quella conversazione. Davvero, l’ho fatto anch’io? Sto sbagliando tutto? Ma è così bella!

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